vedi flickr (www.flickr.com): Antonio Palermi Il Dente del Lupo, sotto il monte Camicia, nel gruppo del Gran Sasso, è considerato il 2000 più impegnativo dell'Appennino. Per arrivare in vetta, seguendo la via normale (poco meno di 100 m), bisogna superare dei passaggi alpinistici di III e IV grado su roccia a tratti friabile. Anche l'avvicinamento non è banale. Dopo aver risalito tutto il vallone di Vradda, occorre scendere un ripido pendio erboso e un canalone con brevi passaggi di I grado. Questo tratto, che permette di raggiungere la Forchetta di Penne, sulla guida Cai-Touring del 1972 a cura di C. Landi Vittorj e S. Pietrostefani, veniva descritto con queste parole: "Per raggiungerlo [il Dente del Lupo, N.d.A] occorre scendere per un ripidissimo e malfido pendio erboso e sassoso". Per questi motivi risulta poco appetibile dal punto di vista alpinistico, infatti la maggioranza degli scalatori mette in cima alle preferenze la qualità della roccia, la bellezza della scalata e anche un avvicinamento non complicato. Così, anche se posto in un ambiente superbo e severo, questo campanile risulta pochissimo frequentato. Di contro, molti escursionisti ambiscono a questa vetta per diversi motivi, non ultimo quello di completare la salita di tutti i 2000 degli Appennini. Il consiglio, per tutti coloro che non hanno una buona esperienza alpinistica e vogliono salire questa cima, è di rivolgersi a persone più esperte: amici esperti o guide alpine.

Detto questo occorre dire che il posto, severo e selvaggio, regala scorci su ambienti nascosti e poco visibili dal basso, pareti, burroni, esili cenge dove solo i camosci si trovano a loro agio. Tecnicamente la salita risulta "addomesticata" da due corde fisse che scendono dalla cima fino alla base della parete. Quella di destra è abbastanza logora e inaffidabile, inoltre nel primo tratto passa tra blocchi di roccia molto instabili. La corda di sinistra attualmente (settembre 2013) è in buono stato ma probabilmente posizionata male. Infatti se la si usa, si è costretti a passare in un tratto di parete molto friabile, arrampicando con andamento obliquo da destra verso sinistra. Si consiglia, se possibile, di far scavallare la corda verso sinistra e attaccare la via quasi al margine della parete, su una placca verticale ma piena di buchi. Se si inizia da qui, dopo circa 10 m si incontra una prima sosta (2 ch.) poi dopo altri 30 m un'altra (2 ch.) e dopo altri 20 m la sosta su cui è ancorata la corda. La relazione che si trova sulla guida CAI-Touring del 1992 non è veritiera in quanto classifica questo itinerario come F (facile) con passi fino al II grado: una valutazione abbastanza fuorviante in quanto le difficoltà sono superiori.
Una salita breve su una cima molto particolare: alpinisticamente poco interessante ma richiede molta esperienza e cautela, su roccia instabile ma con un panorama grandioso.

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Avvicinamento e attacco

Dal parcheggio sotto l'Albergo-rifugio di Fonte Vetica (1610 m circa) si segue il sentiero (8A) segnato con bolli giallo-rossi # che entra nella pineta e inizia a salire ripido #. Dopo questo tratto il sentiero continua in obliquo tenendosi alto sopra il fondo del vallone di Vradda #. Quando il sentiero raggiunge la cresta principale, quella che unisce il monte Camicia con il monte Tremoggia, si lascia questa comoda traccia e ci si porta sul filo del crinale, a picco sulla parete nord (a sinistra, se ci si affaccia, sono visibili alcune soste con catene #). Si continua verso destra sulla cresta per un aereo tratto fino ad una selletta con ometto (2440 m circa, 1.30 ore #). Da qui si inizia a scendere per il ripido pendio erboso #. Dopo un primo tratto ci si sposta a sinistra, sotto una parete rocciosa, quindi si traversa un poco, si attraversa un canale e sempre su prati si scende più decisi obliquando sempre verso sinistra. Raggiunta una cresta rocciosa, ci si tiene sulla destra di questa e quando si incrocia un vistoso segno di vernice con una croce e la scritta Lucky (??) #), si risalgono pochi metri fino ad un forcellino. Questa sella permette di immettersi in un ripido canale (passaggi di I grado #) che conduce direttamente alla Forchetta di Penne # (2245 m, 1.50 ore, anche qui una vecchia scritta "Lucky" # #). Si scende (sinistra, nord) qualche metro nel canalone, quindi si costeggia sulla destra la parete fino ad un canale che aggira il pinnacolo. Si risale un breve tratto sul ghiaione e si è alla base della parete (2.00 ore). Sulla destra, ad un piccolo terrazzino si trova una sosta con spit, proprio sotto due corde fisse. Sotto questo terrazzino, se ci sposta qualche metro verso la parete di sinistra c'è l'attacco per salire dritti su roccia migliore.

Relazione

  • 1° tiro: tenendosi a pochi metri dal netto diedro di sinistra, si sale dritti prima su una parete verticale ma piena di buchi poi su placche inclinate (55 m, IV, 2 ch. - sosta: 2 ch.)
  • 2° tiro: per facili roccette ci si sposta qualche metro a destra e per una rampa prima si oltrepassa una sosta e poco oltre si raggiunge l'ometto di vetta # (35 m, II - sosta: 1 spit e 1 ch. # )

Discesa

In doppia lungo la via. Con corde da 60 m sono necessarie due doppie.

Ritorno

Si può ripercorrere il percorso fatto all'andata oppure, più panoramico e remunerativo, scendere per l'itinerario che passa sulla cresta del monte Tremoggia. Se si opta per questa soluzione, giunti alla sella con ometto a 2440 m (0:30 ore), invece di riprendere il sentiero percorso in salita, occorre continuare seguendo il filo di cresta sulla sinistra. Dopo un tratto senza sentiero, la traccia si fa evidente e compaiono i segni giallo-rossi. Si oltrepassa prima il monte Tremoggia (2331 m) poi una croce # ed infine si raggiunge la sella di Fonte Fredda (1989 m, 1:15 ore #). Qui si devia nettamente a sinistra e, dopo un breve traverso, si scende nel vallone incassato che termina proprio nei pressi del parcheggio dove si è lasciata l'auto (1:45 ore #).


tracciato della via normale al dente del lupo - gruppo del gran sasso tracciato della via normale al dente del lupo - gruppo del gran sasso

In blu la corda fissa in buono stato, in giallo quella rovinata e in rosso il tracciato migliore per salire.

Dati tecnici

  • Sviluppo: 100 m circa
  • Difficoltà massima: IV
  • Impegno: R3/III
  • Esposizione: ovest
  • Materiale necessario: normale dotazione alpinistica. Utili due corde da 60 m. Se si usa la corda fissa le scarpette da arrampicata non sono necessarie.
Bibliografia
  • Gran Sasso - Luca Grazzini - Collana CAI-TCI - 1992
Cartografia
  • Carta 1:25000 Gran Sasso - CAI Sezione di L'Aquila
  • Carta 1:25000 Gran Sasso - SER (Società Editrice Ricerche)
  • Carta 1:25000 Gran Sasso - Edizioni Il Lupo

Immagini

Alpinismo Gran Sasso - Dente del Lupo
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Foto tratte da logo flickr Flickr (Antonio Palermi)