vedi flickr (www.flickr.com): Antonio Palermi Come ogni cosa anche il sentiero nasce, vive ed infine muore. A volte la morte può essere molto rapida, altre volte invece arriva dopo un lungo e lento disfacimento. Nell'Appennino Centrale la "salute" dei sentieri varia moltissimo da zona a zona, in alcune località moltissimi sentieri di bassa quota sono morti prematuramente ad opera dei costruttori di strade, a volte necessarie altre volte completamente inutili.
Alle quote più alte invece, a fronte di percorsi che godono di ottima salute, altri, più defilati, stanno piano piano spegnendosi. Niente di cui preoccuparsi è la natura delle cose e degli uomini, se qualcosa diventa inutile viene abbandonato e prima o poi la natura se ne riappropria.
Questo premessa per introdurre il percorso che stiamo per descrivere, "il sentiero di Ramatico" 1, un tracciato che in passato avrà avuto un significato e un valore mentre oggi piano piano sta scomparendo.

Sicuramente sarò stato molto frequentato quando in queste contrade la pastorizia era fiorente, oggi poiché attraversa zone a forte erosione è destinato all'oblio e forse è giusto così.
La zona (Ramatico) viene indicata da molti come il luogo che ospitava la chiesa di "Sancte Marie de Fogia" (S. Maria di Foce), una delle tante chiese dedicate a Maria e segnalata da Antoine de la Sale 2.
Di recente ben due autori 3 hanno pubblicato i loro studi legati al mito della Sibilla giungendo alle medesime conclusioni e cioè che la serie di chiese nella zona dei Sibillini dedicate alla Madonna (Santa Maria in Pantano, Santa Maria in Casalicchio, Santa Maria in Lapide, solo per citarne alcune) sarebbero state costruite in località ben determinate così da rispettare la disposizione delle stelle della Costellazione della Vergine. La chiesa di Santa Maria di Foce rientrerebbe tra queste e la sede doveva essere nei pressi della fonte omonima (fonte Santa Maria). D'altra parte anche la zona sopra la fonte è chiamata Santa Maria.

Il sentiero di Ramatico inizia proprio sotto le balze rocciose che precipitano dalla cresta che unisce il monte Porche a Cima di Vallelunga, traversa lungamente attraversando canali detritici e speroni erbosi molto suggestivi; la traccia in diversi punti non è ben visibile e quindi occorre avere esperienza e "fiuto" per trovare il giusto tracciato. L'ultima parte del percorso invece si svolge quasi interamente su prati erbosi, qui non esistono sentieri ne tracce di passaggio ed occorre andare "a occhio".
In alcuni tratti frane ed erosioni hanno cancellato la traccia rendendo il percorso potenzialmente pericoloso. Una caduta qui potrebbe essere molto pericolosa. Per concludere una gita riservata ad escursionisti esperti, con il gusto della ricerca; una gita però molto suggestiva con ampi panorami e di notevole soddisfazione.

  1. Il nome è tratto dal libro "Sentieri e luoghi dimenticati dei Monti Sibillini" di Massimo Spagnoli
  2. Antoine de la Sale "Il paradiso della regina Sibilla"
  3. Giuliana Poli: "L'antro della Sibilla e le sue sette sorelle" - Renzo Roiati: "La Sibilla Appenninica e le nove stelle maggiori della Vergine"

Accesso

L'escursione inizia dall'area pic-nic situata poche centinaia di metri prima di Foce (950 m circa)

Relazione

Dall'area pic-nic (950 m #), si prende la netta pista che, verso destra, si inoltra nel bosco. Questa, prima sale ripida e scomoda, poi diventa pianeggiante e dopo un traverso raggiunge il fosso Zappacenere dove incrocia un'altra pista sul fondo del vallone (1100 m circa).
La si attraversa e si continua per il sentiero che le sale a fianco con stretti zig-zag. Poco sopra si incrocia di nuovo la pista e per questa si raggiunge un netto bivio (1170 m circa). Prendere a destra e, senpre su pista, si continua fino ad un nuovo bivio (1290 m circa).
Si sale a sinistra e con stretti zig-zag si raggiungono i prati (I Campi). Qui occorre fare molta attenzione; appena il sentiero piega a destra, deviare nettamente a sinistra (ometto, 1350 m circa) su traccia di sentiero poco evidente. Appena superato questo bivio una brevissima deviazione verso valle raggiunge un fontanile. #
La traccia diventa più evidente e sale dritta tra i prati. Poco oltre si inizia ad obliquare verso sinistra oltrepassando dei ruderi di un vecchio stazzo (1475 m circa #). Da qui un lungo traverso su una netta traccia raggiunge fonte Santa Maria (1537 m). #
Prendere a destra (bivio) su una esile traccia che sale dritta tra l'erba e che poco oltre incrocia un netto sentiero (località Ramatico).
Continuare per questo verso sinistra in leggero obliquo fino alla fonte dell'Acero posta su un pianoro proprio sotto ad alcuni grossi aceri isolati (1680 m circa). #
Dalla fonte dirigersi verso gli ultimi grossi alberi sulla destra # per prendere un sentiero che sale alla loro sinistra.
Si rimonta qusto dosso e si raggiunge un'altra fonte (spesso asciutta, 1780 m circa #). Qui si lascia il sentiero principale e si devia senza una direzione obbligata verso destra. Dopo aver superato ampi pratoni si obliqua verso destra # puntando alla base delle balze rocciose superiori dove si intravede una traccia sul primo grande canale detritico.
Senza sentiero, scomodamente, si raggiunge la base del ghiaione. Lo si risale (ancora più scomodo) fino a riprendere la sponda erbosa dove si inizia ad intravedere una traccia tra l'erba. Per questa di aggira lo sperone erboso raggiungendo un secondo canale detritico.
Si supera anche questo e in leggera salita ci si riporta su un nuovo sperone erboso #. Anche qui una traccia, a volte netta, a volte meno, aggira il crinale superando "balconi" a picco sulla valle. Dopo un ultimo sperone si raggiungono i prati dove la traccia sparisce definitivamente #. Senza percorso obbligato ci si tiene al margine superiore dei contrafforti rocciosi (località Santa Maria) fino a raggiungere una netta cresta (2050 m circa #).
Dritti per questa senza difficoltà fino ad un'ultima fascia rocciosa. Traversare verso destra fino ad uscire sulla cresta nord-est di cima Vallelunga dove ci si ricongiunge ad un netto sentiero (2189 m). #
Per questo si scende facilmente alla sella dove termina la strada della Sibilla. Si continua su strada, si supera un primo tornante verso destra quindi uno successivo verso sinistra.
Poco oltre il secondo tornante si lascia la strada e si obliqua verso sinistra (senza percorso obbligato) per raggiungere una netta traccia di sentiero poco più in basso (1864 m circa). Raggiunta questa mulattiera la si segue verso destra. Oltrepassato un fosso (fosso del Balzo) la traccia diventa meno marcata e scende con un paio di tornanti, quindi continua a traversare lungamente #. Dopo aver superato una piccola macchia di alberi si raggiunge una piana dove il sentiero può essere poco visibile; senza perdere quota in breve si raggiunge la traccia percorsa all'andata nei pressi della fonte Santa Maria.
Raggiunta la fonte si prende a destra in leggera salita per entrare nel bel bosco di faggi. Si traversa lungamente in piano # fino a sbucare sui prati del costone che divide il Canale dal fosso Zappacenere. Qui si incrocia una pista che rientra nel bosco; dapprima scende dritta poi traversa verso sinistra fino ad un bivio (1480 m circa #). Prendere a destra; la pista scende ripida con numerosi tornanti via via più stretti fino a raggiungere il fondovalle dove, poco oltre, si torna al bivio incontrato all'andata (1170 m circa). Per il percoso di salita si torna all'auto.



Dati tecnici

  • Dislivello: 1300 m circa
  • Difficoltà:: EE
  • Orario: 6/8 ore
  • Sviluppo: 16 Km circa
  • Segnatetica: molto parziale: segni bianco-rossi (CAI) nel tratto tra la fonte di Santa Maria e la fonte dell'Acero, segni verdi nel tratto che va dalla strada della Sibilla alla fonte Santa Maria
Bibliografia
  • Sentieri e luoghi dimenticati dei Monti Sibillini
  • Parco Nazionale dei Monti Sibillini le più belle escursioni - SER
Cartografia
  • Monti Sibillini 1:25.000 - SER
  • Atlante dei Monti Sibillini 1:25.000 - SER
  • Monti Sibillini 1:25.000 - Ed. Multigraph

Immagini

Foto tratte da logo flickr Flickr (Antonio Palermi)

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