Visto dalla piana di Campo Imperatore il M. Brancastello è una delle tante elevazioni che delimitano verso nord la piana, e non sembra certo una cima tra le più formidabili. Se però l'osservate da Pretara, frazione di Isola del Gran Sasso, il colpo d'occhio è ben diverso. Il versante nord del Brancastello precipita verso valle seguendo due valloni: il fosso Malopasso verso est e il vallone verso ovest. Dal basso il versante sembra inaccessibile, sbarrato da imponenti salti rocciosi e da macchie di bosco impenetrabili. In realtà un itinerari pittoresco che consente di salire al Brancastello da nord parte proprio da Pretara, in corrispondenza della località Piane del Fiume, poco oltre Pretara. Per raggiungere la località di partenza per la salita basta seguire la strada per il Lago di Pagliara e deviare quindi in corrispondenza di un bivio segnalato sulla destra: 2 km di buona sterrata vi condurranno ad un'area attrezzata (panchine e fonte) dove parcheggiare. Si è ai piedi del Brancastello, e gli scorci paesaggistici sono già notevoli ed infatti l'area nei giorni di festa è molto frequentata da gitanti e famigliole. Quasi nessuno però oltrepassa la fonte per seguire pochi metri dopo sulla sinistra la traccia che indica il sentiero per l'eremo di S. Colomba.

M. Brancastello da Piane del Fiume, per l'eremo di S. Colomba ed il fosso malopasso, discesa per la cresta delle Fienare e la macchia di S. Pietro.

La traccia ben evidente si inerpica in un bel bosco ceduo e comodamente raggiunge la chiesetta di S. Colomba a q. 1230. Poco più in alto un bel punto panoramico offre una splendida vista sulla piana teramana, fino al mare. Se fino a S. Colomba di tanto in tanto qualche devoto potreste incontrarlo, assai meno probabili sono in contri da qui in avanti. Il sentiero alle spalle della chiesetta risale deciso e costeggiando una fascia rocciosa entra nel fosso malopasso. Il fosso in realtà occupa solo una piccola porzione di un più ampio vallone delimitato da imponenti balze di roccia stratificata e fortemente piegata dalle spinte tettoniche; caratteristiche in particolari ben visibili negli strati calcarei del Cimone di S. Colomba che chiude sulla sinistra il fosso dividendolo da quello della fossa cieca. La traccia di salita rimonta il pendio tenendosi sulla destra, ai margini di uno spallone erboso, perdendosi a tratti. Qualche segno giallo rosso sulle rocce affioranti indica la direzione di salita, almeno finchè a 1980 circa , in corrispondenza di uno speronino roccioso si fa inconfondibile piegando decisamente verso destra. Un tratto su terreno rotto vi porterà in breve in vista del Vado del Piaverano, in corrispondenza del sentiero del Centenario che con un piccolo ulteriore strappo si raggiunge in breve. Da qui pochi minuti vi separano dalla vetta del Brancastello. La salita tutto sommato è lunga ed un po' faticosa, ma la traccia abbastanza intuitiva. Per la discesa occorre invece valutare bene le proprie risorse: se non volete correre il rischio di un pendio aperto ma a tratti scomodo e di un rientro comunque non breve, dovreste optare per la traccia di salita.
Viceversa se vorrete gustarvi i colpi d'occhio delle Cima delle Fienare e del paretone del Corno Grande, basta seguire verso nord la cresta rocciosa prima e poi erbosa del Brancastello. Abbassandosi rapidamente si giunge ad una piccola selletta in cui scendere per piegare decisamente a sinistra e trovarsi su facili ma alquanto ripidi pendii erbosi in corrispondenza dell'esile cresta delle Fienare. Prestare attenzione in caso di nebbia, e non farsi ingannare dall'invitante discesa aperta sulla destra: puntare invece la cresta delle Fienare e rimontarla brevemente. Volgendo lo sguardo in basso verso sinistra ( nord ovest) circa 300 metri più in basso una caratteristica formazione rocciosa indica il punto di inizio del sentiero ( fin qui assente). Per raggiungerlo, o ci si abbassa subito per prati scomodamente o si segue il filo della cresta cercando alla meglio una esile ed evanescente traccetta che diretta perde quota. In ogni caso raggiunto l'attacco il sentiero si fa subito evidente fino ad inoltrarsi nel bosco della Macchia di S. Pietro, al cui limite sorge un ricovero in muratura (devastato) ed una stalla (quota 1420 circa).
La pista da qui è larga e comoda e con ampie svolte percorre tutto il bosco di S. Pietro fino ad incontrare la strada asfaltata a quota 1130 (ignorare alcuni bivi a sinistra). Da qui seguire i bolli rossi e gialli del sentiero dei quattro vadi, che con alcuni saliscendi toccano prima fonte gelata (bottino di presa in muratura e piccola fonte) e poi un caratteristico rimboschimento. Superarlo e giungere in breve ad una pista (strada dell'acquedotto) da seguire verso sinistra per poche centinaia di metri, per poi ad un bivio prendere ancora verso sinistra una ripida carrareccia che dopo alcune ripide svolte sbocca sulla strada sterrata delle opere idriche del ruzzo. Proseguendo verso valle in pochi minuti si è di nuovo a Piano del Fiume.



Cartografia
  • Carta 1:25000 Gran Sasso - CAI Sezione di L'Aquila
  • Carta 1:25000 Gran Sasso - SER (Società Editrice Ricerche)
  • Carta 1:25000 Gran Sasso - Edizioni Il Lupo

Foto di Lino Marini

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