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Più si conosce la Majella e più si rimane stupiti dalla rete dei sentieri che, come una ragnatela, permetteva di muoversi tra un vallone e l'altro. Erano sentieri pastorali, a volte arditi e molto esposti, non di rado pericolosi. Uso il passato perchè di molti sentieri si è persa o si sta perdendo la traccia; la forte riduzione della pastorizia nelle ultime decadi ha permesso la rapida espansione della mugheta che sta lentamente riconquistando il terreno perduto, tra i 1800 e i 2300 metri, e dove attecchisce crea boschi impenetrabili. Nelle zone più impervie invece, la scarsa frequentazione ha reso le tracce sempre più labili e la natura ha fatto il resto rendendo arduo il procedere. Dei volontari a volte "riaprono" alcuni tratti delle mulattiere invase dalla vegetazione permettendo così il passaggio tra gli arbusti. Sono però azioni sporadiche e lasciate alla buona volontà di singoli ed è un peccato perchè alcuni sentieri (non tutti sicuramente) sono vere e proprie "opere d'arte"; la loro realizzazione ha visto l'impegno e la maestria di numerose generazioni. Andrebbero sicuramente censiti e quelli più importanti tutelati e mantenuti; non si capisce perchè le opere architettoniche e artistiche del passato vengono attivamente e seriamente tutelate mentre le opere "naturali" come i sentieri non vengano tenuti in nessuna considerazione. Eppure anche queste sono opere d'ingegno e di maestria che, secondo me, non hanno molto da invidiare a molti palazzi o chiese. Se andranno persi sparirà una testimonianza importante del passato.
Il sentiero che sale dal vallone di Palombaro e raggiunge la Cima Macirerelle è uno di quei sentieri che andrebbero tutelati e mantenuti; una traccia che traversa il lungo e tormentato versante nord di questa cima e, sfruttando una serie di cenge (con tratti scavati nella roccia), mette in comunicazione i due versanti di questa montagna altrimenti incomunicabili. Il sentiero, dal fondovalle, risaliva anche sull'altro versante (sud) e ancora oggi è possibile vedere l'esile traccia che sale verso il rifugio Montagna d'Ugni; in questa zona le carte riportano il toponimo Ravagliosi che invece dovrebbe essere riferito al versante nord. Una rete che imbrigliava tutta la montagna.

Percorrerlo oggi richiede esperienza e attenzione; essendo poco frequentato non sempre è visibile e alcuni brevi tratti sono molto stretti con forte esposizione. Un percorso impegnativo: riservato ad escursionisti esperti. Con questo sentiero dicevamo è possibile raggiungere la Cima Macirerelle e qui occorre aprire una parentesi: qual'è la "vera" vetta di questa cima? Sul posto è posizionata una palina con l'indicazione Cima Macirerelle, si tratta di un rilievo abbastanza insignificante (nel senso che non è una vera cima) a quota 1896 m. In diverse relazioni la Cima Macirerelle viene indicata quella superiore a questa, quella di 2017 m sull'IGM per intendersi. La carta IGM in questa zona è abbastanza "vaga", ha messo i toponimi Macirerelle e Raparo in posti ambigui, specialmente la cima Raparo sembra messa "a casaccio". Se, come quasi sempre è, la cima è il punto più alto di un monte la logica porta a dedurre che la cima Raparo è la cima 2017 e la cima Macirenelle è la cima di quota 1896, quella appunto con la palina di ferro. Comunque per raggiungere la cima di 2017 occorre fare molta attenzione poichè è praticamente coperta dai mughi e solo uno strettissimo varco permette di arrivare indennni in cima. Se non si vuole ripercorrere il percorso fatto all'andata è consigliabile effettuare l'anello descritto sotto, scendere cioè a Colle Bandiera e traversare fino a raggiungere la valle di Palombaro percorrendo tutto il versante est e visitando così la grotta di S. Angelo. Questa grotta è raggiungibile con una breve deviazione (circa 10 minuti A/R) dal sentiero principale e a pochi minuti dal parcheggio. L'antro ha un'ampiezza di circa 35 m ed al suo interno rimangono i resti di un abside e una altare dell'antica chiesa rupestre dedicata a San Michele Arcangelo. Si hanno pochissime notizie su questa grotta, la tradizione vuole che la chiesa sia stata edificata su un tempio dedicato alla Bona Dea, una divinità latina legata al mondo femminile. Ed è per questo che nell'antichità le donne venivano qui per bagnarsi il seno per favorire l'abbondanza di latte; le varie vasche scavate nella roccia potrebbero essere servite proprio a questo scopo. La visita a questo luogo religioso ripaga sicuramente il tempo in più per terminare il giro che alla fine è di circa 18 Km per un dislivello di circa 1500: non pochi. La discesa, più lunga della salita, permette di vedere dall'alto un tratto della selvaggia e "inaccessibile" Val Serviera, una forra tra le più belle dell'Appennino. Dal Colle Bandiera è possibile rifornirsi d'acqua poichè si oltrepassano almeno tre fontanili. Tutto il versante è costellato di grotte pastorali, alcune frequentate ancora oggi, altre ormai abbandonate da anni e dislocate in luoghi a volte veramente remoti. Un'escursione di grande bellezza, lunga, panoramica e ricca di storia.

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Accesso

Si percorre la strada Pennapiedimonte-Palombaro e, giunti alla frazione Cantagufo (oppure dalla vicina Confini) si lascia la provinciale e si prende la stradina che sale subito ripida. Superate le case, si continua in leggera salita fino ad un bivio dove si piega a destra. Aggirata la cresta si entra nel vallone e si continua per la stradina (molto stretta ma asfaltata) fino ad una fontana sulla sinistra. Si può parcheggiare qui (720 m circa) oppure seguitare ancora a salire per altri 500 m circa (parcheggio più problematico 770 m circa).

Salita

Dal parcheggio (770 m circa, area pic-nic) si continua ancora sulla strada, si oltrepassa il bivio per la grotta di S. Angelo (cartello) e si giunge alla fine del tratto asfaltato.
Qui si devia a sinistra; il sentiero prosegue nel fondovalle (capannina informativa e segnavia n. G5, segni bianco-rossi e P1 verdi). La traccia, sempre ben marcata, rimane sul fondo della valle (fosso la Valle) circondata da alte pareti rocciose. Giunti a quota 1610 m circa, la valle si apre e si lascia sulla destra un vecchio stazzo per prendere a sinistra un'esile traccia che sale tra l'erba (masso con scritta M, 1610 m circa, 1:30 ore. Per la valle di Palombaro vedi: Valle di Palombaro).
Il sentiero sale lentamente seguendo la frastagliata orografia del versante #; in qualche breve tratto la traccia non è netta ma continua a traversare diversi valloncelli e vecchi stazzi dismessi # (alcuni bolli di vernice rossa e ometti #). A quota 1800 m circa il percorso si fa più aereo ed esposto, con tratti molto ripidi su affacci verticali #. La traccia è sempre visibile (anche se esile) ma occorre fare molta attenzione (sconsigliato con erba bagnata o ghiaccio). Con lievi saliscendi si continua a traversare per portarsi nei pressi di una zona con macchie di pini mughi.
Il sentiero le attraversa ed esce senza difficoltà sulla cresta sud-est di Cima Macirerelle (1840 m circa). Il panorama si allarga sulle colline abruzzesi e molisane con in bella evidenza il lago di S. Angelo (o di Casoli). Ancora un breve tratto e si raggiunge il cartello con l'indicazione "Cima Macirerelle" (1896 m, 2:45 ore #). Da questa cima poco pronunciata, si continua in piano per un breve tratto e ci si porta sotto un ripido canalone.
Per esili tracce, a volte poco visibili, si sale dritti # fino ad una macchia di mughi che avvolge la vetta. Per una strettoia tra i pini (tagliati di recente) si arriva in vetta alla Cima Raparo (2017 m, 3:15 ore).

Discesa

Si ripercorre lo stesso itinerario, fino al bivio sulla cresta (1840 m circa, ometto #). Da qui si continua a scendere sull'ampio crinale superando brevi macchie di mughi (ometti). Giunti su un tratto pianeggiante (1780 m circa), si lascia la cresta e si devia nettamente a destra per continuare a scendere lentamente fino a raggiungere la quota di 1700 m circa, dove un netto sentiero permette di traversare senza problemi il ripido versante #. A quota 1570 circa si lascia a destra uno stazzo # e si inizia a scendere più decisi con stretti tornanti.
A quota 1445 si supera un fontanile (non segnato sulle carte #) e si continua a scendere prima obliquando verso sinistra poi dritti, senza sentiero) fino ad incrociare il sentiero G6 (se si vuole seguire fedelmente il sentiero, allungando un po' il percorso, dal fontanile occorre continuare verso destra e seguire la traccia fino al percorso G6) che proviene dalla Grotta Callarelli (vedi anche Dalla Rava del Ferro a Fara S. Martino). Per questa comoda traccia si raggiunge in breve Colle Bandiera (1190 m, 1:45 ore, croce a 1197 m #). Un breve tratto dritto (bellissima veduta sulla sottostante val Serviera (vedi: Discesa della Val Serviera) e sul selvaggio versante sud del Raparo) quindi si supera un fontanile (1150 m circa) e si continua scendere sul lungo versante chiamato "le Preselaria" #.
Lungo questo lungo tratto si supera un'altro fontanile (900 m circa #) quindi si raggiunge un bivio (795 m circa). Si continua a sinistra (in piano) e poco dopo si oltrepassa una costruzione. Ancora su terreno semi-pianeggiante e altro bivio (720 m circa, casa nei pressi). Ancora a sinistra, in piano (segni bianco-rossi), e quindi lungo tratto con rete sulla destra # fino a raggiungere la strada asfaltata (740 m circa).
Prendere a sinistra, in leggera salita, e giunti nei pressi di una curva verso sinistra, si lascia la strada e si prende un netto sentiero che si stacca sulla destra (cartello indicatore, 760 m circa #). Si continua a traversare su questo versante in frana (Costa Manganelle) che può essere molto fangoso fino ad una nuova strada asfaltata (735 m circa, cartelli indicatori #).
Prendere a sinistra e dopo un breve salita con curva verso destra si raggiunge un'area pic-nic attrezzata anche con giochi per bambini #. Si prosegue in piano, nella faggeta, si lascia sulla sinistra il sentiero n. 8 che sale verso "Sterparo" #, e su una comoda pista si raggiunge il bivio per la grotta di S.Angelo (785 m circa). Per visitare la grotta occorre fare una breve deviazione (10 minuti tra andata e ritorno su sentiero attrezzato # # # #). Si continua ancora in piano per un breve tratto quindi si incrocia un nuovo bivio (820 m circa).
A destra ed in breve si è sulla strada asfaltata dove avevamo lasciato le auto (770 m circa, 3:45 ore).

tracciato escursionismo, cima macirenelle e cima raparo dal vallone di palombaro - gruppo della majella

Dati tecnici

  • Difficoltà: EE
  • Dislivello complessivo: 1500 m circa
  • Orario complessivo: 7:00/9:00 ore ore
  • Sviluppo complessivo: 18 Km circa
  • Segnaletica: quasi assente in salita, F3 a tratti sotto cima Macinerelle # bianco-rossa # in discesa dal Colle Bandiera (G6 #), assente prima (dalla cima al colle).
Bibliografia
  • Majella le più belle escursioni - Società Editrice Ricerche
Cartografia
  • Carta 1:25000 Majella - SER
  • Carta turistica in scala 1:50.000 - Parco Nazionale della Majella
  • Carta 1:25000 Majella - Ed. Il Lupo

Foto di Antonio Palermi e Andrea Di Bello

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